sabato 16 marzo 2013

Il Risveglio


Dadadadan! E finalmente sono riuscita a tornare con una nuova recensione! Dico la verità, sono stata un po’ in dubbio su quale libro trattare questa volta: non volevo tornare su un libro per ragazzi avendo commentato “Anna dai capelli rossi” qualche post fa, non volevo di nuovo Fenoglio perché pure lui è già stato fatto e ci sono nuovi autori da proporre, non volevo niente di troppo pesante essendo ancora “traumatizzata” da Cloud Atlas (che tra l’altro forse dovrò riprendere in mano per una relazione da presentare all’università…). Insomma, bel dilemma.

Alla fine ho deciso di buttarmi su un’autrice che è stata recentemente ristampata in Italia, o perlomeno mi è parso di vedere alcuni suoi volumi in bella vista in libreria qualche mese fa. Trattasi di un’elegante signora statunitense morta ormai più di un secolo fa. Trattasi di Kate Chopin.





Katherine O’Flaherty nasce nel 1851 a St. Louis, attuale Missouri, e ivi muore nel 1904. Suo padre, come già il cognome fa intuire, era originario della cittadina irlandese di Galway. Da parte di madre, invece, aveva ascendenze franco-canadesi e l’orgoglio di antenati che erano stati fra i primi europei a contribuire alla colonizzazione dell’Alabama. Katherine era la terza di cinque figli, ma lei fu l’unica a sopravvivere oltre i venticinque anni di età. La morte del padre, nel 1855, significò per lei lo stringersi del rapporto con la madre, con la nonna e con la bisnonna, oltre che l’inizio delle sue letture: favole, poesie, allegorie religiose, romanzi sia classici che contemporanei.
A vent’anni, nel 1870, sposa Oscar Chopin: l’uomo è quello che oggi si potrebbe definire “piccolo imprenditore” nel settore del cotone, e lei a ventotto anni gli ha già dato sei figli. Oscar Chopin morirà nel 1882, lasciando la moglie piena di debiti. Nonostante il tentativo di Katherine di tenere in piedi gli affari del marito, si vedrà alla fine costretta a tornare a St. Louis dalla madre, che morirà l’anno successivo. La Chopin, a seguito dei due vicini lutti, la morte del marito e della madre, inizierà a soffrire di depressione. Sarà il suo ostetrico e amico di famiglia Frederick Kolbenheyer a intuire per primo le potenzialità della scrittura come terapia, oltre che come fonte di guadagno.


Inizia così la carriera letteraria di Kate Chopin, sotto forma di racconti, articoli e traduzioni che ebbero subito un buon successo. Va detto, tuttavia, che divenne nota principalmente come scrittrice di racconti di color locale e le sue qualità letterarie rimasero sottovalutate.
Nel 1899 pubblica il suo secondo romanzo, “Il risveglio” (The Awakening), che viene aspramente criticato sia per la sua morale che per gli standard letterari. Questo e altri suo lavori erano infatti, per l’epoca, troppo “avanti”. Scoraggiata dalle critiche, la Chopin torna a scrivere soltanto racconti.
Muore a cinquantaquattro anni, nel 1904, a causa di un’emorragia cerebrale.
Il romanzo di cui si va a parlare questa volta, come avrete capito, è:


IL RISVEGLIO
di Kate Chopin


Cominciamo con la trama, come fornita dall’editore (nel mio caso l’edizione Marsilio del 1993, con testo a fronte):

Con questo romanzo (1899), dapprima dimenticato e poi divenuto testo sacro del femminile, si retrodata l'inizio ideale della modernità. Corrispettivo americano di Madame Bovary, Il risveglio narra la storia di un adulterio. Edna Pontellier, giovane e bella moglie di un uomo d'affari, madre di due figli, si innamora del giovane Robert. Divisa tra marito, figli e amante, costretta a confrontarsi con modelli femminili diversi, in conflitto con i modelli comportamentali imposti dal contesto sociale, Edna affronta alla fine una solitudine che si conclude con un gesto tragico e definitivo.


Come già accennato, il romanzo esce nel 1899 e viene, fortunatamente, rivalutato nel corso degli anni. Dagli anni ’50 in avanti viene tradotto in varie lingue, giapponese compreso, e adattato in altri formati tra cui almeno due film. Si segnalano in particolare “Grand Isle”, con Kelly McGillis nel ruolo di Edna, e “The End of August”. Di seguito il trailer di “Grand Isle”:



Inoltre, la Vaugh Dance Company ha prodotto nel 2008 un adattamento in danza moderna, “Reaching out for the unlimited”.


È interessante inoltre il fatto che, nonostante “Il risveglio” sia stato ai suoi tempi tacciato di immoralità e, in seguito, identificato come romanzo femminista, Kate Chopin non si considerasse né femminista né una suffragetta. Stando alle parole di David Chopin, suo nipote, la scrittrice si considerava “solo” una persona che ha sempre creduto nella forza delle donne.

Venendo ora al mio attesissimo (sì, come no!) commento, inizio col dire che questo romanzo ha un valore. Ha un valore non tanto per la vicenda in sé (alla fine si parla di un banalissimo adulterio), quanto per il contesto sociale in cui è stato scritto e per il fatto che la protagonista, Edna Pontellier, a conti fatti non venga affatto punita per il suo adulterio. Non si tratta, infatti, della “decostruzione” di una donna quale poteva essere ad esempio il “Madame Bovary” di Flaubert, bensì della crescita emotiva e spirituale di una donna che in comunque con Emma Bovary ha soltanto l’adulterio. Edna è più americana, più sicura di sé, più sorridente: arriva a scoprirsi come individuo e come “body” e a emanciparsi sempre più dall'ambiente in cui vive.
La vicenda si snoda nella sonnolenta e multietnica Louisiana di fine '800, tra Grand-Isle e New Orleans. Edna, appartenente a una benestante famiglia borghese, vive un'esistenza apparentemente perfetta, fra ricevimenti, un marito premuroso, due bambini da crescere e amiche con cui conversare. Tuttavia lei, proveniente dal Kentucky e di famiglia presbiteriana, non riesce ad abituarsi ai costumi più aperti e spontanei della gente di origine creola: fin dall'inizio è dunque una "outsider". Dimostra inoltre sentimenti ambivalenti non tanto per suo marito - sposato ben più per convenzione che per amore - quanto per i suoi stessi figli: un attimo è madre affettuosa, un attimo sembra lasciarli a loro stessi. Darebbe la vita per loro, dice, ma non se stessa. Edna si configura dunque come una donna intrinsecamente indipendente: l'amore per il bel giovane Robert prima e l'allontanamento di suo marito e dei figli poi, e in più la musica di Mademoiselle Reisz (musica che dona alla sua anima un linguaggio con cui parlare), finiscono col risvegliare la sua mente e i suoi sensi. Si rende conto di essere un individuo capace di pensare, di prendere decisioni, di reinventarsi: un individuo che non è forzatamente sottomesso a suo marito, che non è una sua proprietà (come le convenzioni del tempo auspicavano). Il risveglio del corpo di Edna, infine, avviene tra le braccia di Alcée Arobin. Lei diviene una donna che “si dà a chi le pare quando le pare”. Una donna capace di badare a se stessa, che non ha paura di uscire da sola di notte, che si dedica a lavori maschili come i traslochi, che dipinge con successo e dunque può iniziare a guadagnarsi da vivere senza dover dipendere dal suo sposo. Una donna finalmente presente a se stessa, raggiante pur se giudicata quasi pazza, autoconsapevole, che può baciare un uomo per piacere e non perché costretta. Il suo ultimo grande atto di affermazione, dopo la fine dell'amore, sarà il suicidio: un richiamo verso il mare, quel mare che avvolge tutto e che infine la abbraccerà come un amante. 

In tutto questo, la storia contiene dei passi di grande bellezza e suggestione, specie verso il finale. Si ha l'impressione che non accada nulla, il romanzo è piuttosto lento in effetti, ma il rumore e l'andamento sono un po' come le onde di un calmo mare all'alba, di quelle che si infrangono sulla battigia e paiono sussurrare. C'è, in realtà, un movimento che è tutto interiore.

E tuttavia c’è un ma. Malgrado infatti il valore e il senso dell’opera, malgrado io ne sia cosciente, non sono riuscita a entrare in questo romanzo. Lo stile è scorrevole ma fin troppo distaccato, finisce per tenere a distanza anche il lettore. Quanto a Edna, è indubbiamente uno splendido personaggio che si osserva e si comprende, ma che non lascia sviluppare nel lettore alcuna empatia. Inoltre, e questo ammetto che sia un limite mio, pur comprendendo perfettamente le differenze storiche, sociali, i diversi scopi, i diversi risultati, comprendendo insomma che non c'entrano niente uno con l'altro se non superficialmente, a me “Il risveglio” sa troppo di “Madame Bovary”: alla lunga questo provoca una certa fastidiosa sensazione di stanchezza e di “già visto”, che penalizza ulteriormente una lettura che già non punta sulla vivacità della narrazione.

I dati dell’opera, per chi volesse procedere all’acquisto:

Titolo: “Il risveglio”
Autore: Kate Chopin
Editore: Marsilio
Pagine: 392 (testo a fronte)
Prezzo: 19,00

È disponibile anche in libreria l’edizione del 2006 pubblicata da Galaad Edizioni, al prezzo di 12,00 €.

Io credo ragionevolmente di poter concludere qui. Ringrazio come al solito quanti hanno letto e mi scuso se ci ho messo un po’ con questa recensione. Con le prossime cercherò di essere più rapida.
Fatemi sapere, se avete gradito! Grazie mille e a presto!

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