martedì 4 giugno 2013

Il piccolo lord Fauntleroy


C’era una volta un bambino buono, bello e biondo che si chiamava Cedric Errol.
E immagino che ci sia ben poco da aggiungere circa l’identità del libro che mi accingo a recensire questa volta. Si tratta, infatti, di un ben noto classico per ragazzi da cui sono stati tratti, tra l’altro, un famoso film interpretato da Alec Guinness e da un giovanissimo Rick Schroder, e un cartone animato di cui, come per “Anna dai capelli rossi” vi propongo la sigla.


Sto parlando, ovviamente, de…

IL PICCOLO LORD FAUNTLEROY
di Frances Hodgson Burnett

“Il piccolo lord”, titolo originale “Little Lord Fauntleroy”, esce per la prima volta su rivista nel 1885, per poi essere raccolto in volume un anno dopo. L’autrice, Frances Hodgson Burnett, nasce nel 1849, in una cittadina nei pressi di Manchester. È la terza di cinque figli, in una famiglia della media borghesia, e conduce una vita agiata. In seguito alla morte del padre, però, le loro entrate economiche si riducono e la madre si vede costretta a trasferirsi coi figli a casa di parenti prima e, in seguito, nelle vicinanze di un’area urbana sovrappopolata e povera.

Frances Hodgson Burnett da giovane

La piccola Frances ha fin da bambina un’immaginazione vividissima, già da allora scrive brevi storie che annota su quaderni. Uno dei suoi libri preferiti è “La capanna dello zio Tom”, di cui si divertiva a recitare delle scene. Circa i suoi racconti e le sue letture, pubblico d’eccezione furono la madre e i fratelli (che pure non mancavano di prenderla in giro). Frances frequenta la scuola fino ai quindici anni. Nel 1863, in seguito alla crisi economica che investe Manchester dopo la Guerra Civile Americana, la madre di Frances viene contattata dai suoi parenti in America, che la invitano a raggiungerli in Tennessee con la famiglia. Lei accetta, vende ciò che restava delle loro attività e si stabilisce negli Stati Uniti due anni dopo, assieme ai figli.
La vita in Tennessee si rivela non semplice per la famiglia, poiché anche l’attività dello zio di Frances fallisce e non ci sono quasi entrate. Si trasferiscono a vivere in una casa che Frances soprannomina “Arca di Noè, monte Ararat”. Di fronte a loro vive la famiglia Burnett, e Frances fa amicizia col giovane e malaticcio Swan Burnett, iniziandolo alla lettura di autori come Dickens, Walter Scott e Thackeray. La ragazza inizia intanto a scrivere con lo scopo di guadagnare qualcosa, nel 1868 pubblica su rivista il suo primo racconto e diviene presto collaboratrice fissa di vari periodici. Vuole scappare dalla povertà e spesso si sovraccarica di lavoro, sentendosi come una vera macchina per la scrittura. Ben presto riesce a guadagnare abbastanza da permettere alla famiglia di trasferirsi in una casa migliore. Nel 1870 muore sua madre e nel giro di pochi anni tre dei suoi fratelli si sposano. Circa lei e Swan, invece, nessuno dei due ha particolare fretta. Si sposano comunque nel 1874 e un anno dopo lei dà alla luce il loro primo figlio, Lionel. La famiglia vive praticamente sulla scrittura di lei, malgrado Swan si stia specializzando come medico. Viaggiano in Europa, tornando in Inghilterra e a Parigi. Nasce poi il loro secondo figlio, Vivian.
Per fare economia, Frances (e ne faccio cenno perché è un particolare che chi ha letto “Il piccolo Lord” ritroverà senz’altro) cuce i vestiti dei figli e di se stessa, spesso riempiendoli di fronzoli e velluti. Inoltre, permette ai figli di tenere i capelli lunghi, di modo che possano essere acconciati a boccoli.
Dopo due anni a Parigi, la famiglia torna in America. Suo marito può dunque iniziare la sua carriera come medico, mentre lei diviene sempre più richiesta come scrittrice, al punto da aver bisogno di aiuto per gestire i suoi affari. Nel 1879 incontra Louisa May Alcott e inizia a scrivere novelle per l’infanzia.

Louisa May Alcott

Tuttavia, a seguito dei gravosi impegni come scrittrice e casalinga al tempo stesso, coi figli da crescere e il marito a cui badare, inizia a soffrire di depressione ed esaurimento nervoso.

Nel 1884 inizia a lavorare a “Il piccolo Lord”, che verrà pubblicato in volume due anni dopo. La figura del protagonista Cedric è ovviamente ispirata a quella del suo figlio minore Vivian, e il libro ottiene così tanto successo da essere tradotto in ben dodici lingue. Ne segue un adattamento non autorizzato per il teatro, cui lei risponde (dopo aver vinto la causa giudiziaria) con un altro adattamento scritto di suo pugno: la rappresentazione sarà un successo e le porterà tanti guadagni quanto quelli del libro. Nel 1887 approfitta del Giubileo della Regina Vittoria per visitare l’Inghilterra insieme ai figli; da quel momento vi ritornerà annualmente. Nel 1890, invece, deve affrontare un nuovo grande lutto che le causa una nuova, profonda depressione: la morte del figlio maggiore Lionel a causa della tubercolosi. Deve, inoltre, sopportare la preoccupazione per le sue finanze: due case, una a Washington e una a Londra, più la retta universitaria del figlio Vivian. Si butta allora di nuovo sulla scrittura come fonte di guadagno, pubblicando una serie di pregevoli romanzi storici. Vivian si laurea a Harvard nel 1898, e quello stesso anno lei divorzia da Swan Burnett. Non si tratta di una decisione affrettata, bensì di qualcosa che lei e l’ex marito avevano concordato ormai da anni; nonostante ciò, viene aspramente criticata dalla stampa poiché con questo gesto lei viene meno ai suoi doveri di moglie e manifesta una forte emancipazione circa i diritti delle donne. Lei, per tutta risposta, si trasferisce in Inghilterra. 

Va ad abitare alla Great Maytham Hall, luogo magnifico che le ispirerà l’ambientazione di un altro suo grande successo: “Il giardino segreto”.


La Great Maytham Hall

Nel febbraio del 1900 si risposa con Stephen Townsend, dieci anni più giovane di lei e di professione attore, che va a vivere alla Maytham Hall. Il matrimonio avviene in Italia, a Genova, e si rivela un grosso errore nella vita della Burnett. La stampa, ovviamente, va a nozze coi particolari scandalistici del matrimonio, quali la differenza di età e il fatto che Townsend le facesse praticamente da segretario. Inoltre, l’uomo l’aveva sposata per palese interessi: lei aveva un nome, una fama, aveva i soldi e poteva essere la giusta spinta alla sua carriera di attore. Il matrimonio finisce due anni dopo, nel 1902, con la Burnett che ritorna in America ed entra in sanatorio per curarsi. Continua poi a viaggiare fra America ed Inghilterra, scrivendo, guadagnando e spendendo denaro in abiti costosi, una vita stravagante e anche una casa alle Bermuda, dove trascorre periodi di vacanza. In seguito si stabilisce definitivamente a New York, dove muore a 74 anni, il 29 ottobre 1924.

Frances Hodgson Burnett

Venendo ora al libro, di cui si trovano in commercio diverse edizioni (io ne posseggo una cartonata e illustrata degli anni ’70), ecco qualche riga di una trama che pure tutti conosceranno:


Cedric Errol è un giovane di nobile famiglia inglese. Il fatto di essersi sposato con un'orfana americana contro il volere del padre lo esclude dall'eredità paterna, ma questo non gli impedisce di trasferirsi a New York e di condurre un'esistenza felice, anche se breve, con la moglie e il figlio Cedric jr. Cedric muore infatti dopo breve tempo e il bambino viene cresciuto dalla madre finché il nonno, essendo rimasto senza eredi, decide che il piccolo deve avere un'educazione come si conviene a un piccolo lord e lo riporta in Inghilterra con il permesso della madre. Il nonno, che lo aveva voluto vicino a sé solo per orgoglio, cambierà opinione sia su di lui che sulla madre.


Nel parlare della ricezione di questo romanzo, bisogna anzitutto dire che il successo fu immediato ed elevatissimo. La scrittrice per l’infanzia Polly Horvath scrive addirittura che “Il piccolo lord” fu l’“Harry Potter” dei suoi tempi e questo rende bene fino a che punto la storia di Cedric Errol fosse popolare. Il successo, oltretutto, non rimase confinato al mero ambito letterario ma si spinse anche oltre, nel mondo della moda. I completini di velluto del piccolo Cedric, peraltro ispirati a quelli che Frances cuciva per i figli, i tagli delle sue camicie, i capelli lunghi arricciati a boccoli, divennero un must  per i bambini della borghesia di inizio XX secolo.
A questo contribuirono anche le numerose illustrazioni, gli adattamenti teatrali e in seguito le trasposizioni cinematografiche, di cui l’ultima, recentissima, risale addirittura al 2012: trattasi di una miniserie televisiva tedesca in cui, al posto del piccolo Cedric, troviamo una ragazzina.

Cartolina pubblicitaria dell'adattamento cinematografico del 1914,
con Mary Pickford nel ruolo del Piccolo Lord

Si segnalano, inoltre, le trasposizioni del 1914 (con Mary Pickford nel ruolo di Cedric), quella del 1936 (con Freddie Bartholomew, Dolores Costello e Sir Charles Aubrey Smith) e quella, famosissima e già citata, del 1980 di cui vi lascio una scena. Ecco inoltre le foto dei principali interpreti qui nominati.

Sir Charles Aubrey Smith nei panni del nonno di Cedric

Freddie Bartholomew e Dolores Costello
nei ruoli del Piccolo Lord e di sua madre

Mary Pickford






















Venendo al romanzo, è una lettura in sé davvero piacevole, perfetta in particolare per il periodo natalizio (e allora perché sto recensendo ora, vi chiederete voi?). C’è un elemento, tuttavia, che non convince: lo stesso protagonista, il giovane Cedric Errol lord di Fauntleroy. È un bambino semplicemente perfetto, al punto da risultare irreale: più un angelo da dipinto che un essere umano. Biondo, bello, nobile d’animo, pieno di umiltà e di bontà a livelli non raggiunti neanche da Pollyanna (ma su di lei tornerò in seguito, che si merita un discorso approfondito e a parte), il piccolo lord Fauntleroy è un concentrato di virtù morali e di innate qualità, ivi comprese un’innata eleganza e prontezza di spirito. Riesce, con la sua sola presenza, a tramutare anche il burbero nonno in un modello di altruismo. Insomma, abbiamo qui un bambino di sette anni in odor di santità... che riesce comunque ad essere, in un qualche strano modo, adorabile. Forse perché, essendo consapevoli di ciò che si sta leggendo e cercando esattamente quello, a certe ingenuità e al buonismo di fondo si è disposti a passarci sopra. Seriamente, cosa sarebbero le mie domeniche senza la compagnia di questi orfanelli? Davvero il libro si legge che è un piacere: perché al di là di tutto, un po' di buoni sentimenti ogni tanto non guastano proprio e anzi, sono terapeutici. Interessante, e attuale per l'epoca in cui il romanzo venne scritto, lo spunto di riflessione circa i contrasti fra la società inglese - monarchica e conservatrice - e quella americana. Un contrasto che l'autrice, inglese emigrata in America, doveva sentire molto da vicino e che è rappresentato perfettamente dal contrasto fra il personaggio del nonno e del signor Hobbs, il droghiere amico di Cedric: entrambi vecchi, entrambi testardi ed arroccati sulle proprie posizioni.
Per concludere, vorrei segnalare questa citazione (tratta ovviamente dalla mia edizione):

"Un giorno egli condusse il nipote in vetta a una collina e lo invitò a guardarsi intorno. 
- Vedi, Fauntleroy, tutto quello che si scorge da qui, terre e cose, tutto appartiene a me. E un giorno ogni cosa sarà tua. Non soltanto queste terre, ma altre e altre che non hai visto ancora. 
- Saranno mie? E quando? 
- Quando io morrò. 
- Allora, non le voglio, non voglio nulla! Non voglio che voi moriate! Voi dovete star qui con me, sempre. 
- E' un pensiero molto affettuoso eppure, nonostante il tuo voto, il momento verrà; è fatale. E tu sarai allora il nuovo Duca di Dorincourt."


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Segnalo infine i dati di una delle edizioni in commercio, quella Rizzoli:


Titolo: “Il piccolo lord Fauntleroy”
Autore: Frances Hodgson Burnett
Editore: Rizzoli
Pagine: 264
Prezzo: 8,90 €

Grazie dunque per avermi letto anche questa volta e scusare per il ritardo! Sarò più veloce con la prossima recensione!

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